

Più di mille anni fa, nel territorio oggi conosciuto come Akhaman, sorgeva un impero la cui grandezza era cantata da ogni popolo senziente: nani forgiatori, elfi custodi delle antiche selve, umani ambiziosi e molte altre stirpi vivevano sotto un’unica corona, uniti da leggi severe ma giuste e da una prosperità che pareva destinata a durare in eterno.
I conflitti non mancavano, poiché differenze di cultura e visione del mondo alimentavano tensioni e rivalità, ma nulla avrebbe potuto preparare Akhaman a ciò che stava per accadere. La Grande Calamità giunse senza presagi: nel cielo apparve un secondo sole, ardente e innaturale, colmo di energia arcana.

Fu chiamato Sole di Mana. La sua luce non donava vita, bensì la consumava; le sue radiazioni magiche bruciavano la terra, corrompevano le acque e uccidevano lentamente chiunque vi restasse esposto troppo a lungo.
I saggi e i potenti di Akhaman compresero subito l’entità della minaccia: non vi era tempo per l’indecisione. Mentre la popolazione si rifugiava in massa nelle profondità della terra, protetta da antiche gallerie e nuove fortezze sotterranee, venne concepito un piano tanto audace quanto disperato.
I maghi e gli artefici dell’impero iniziarono a costruire un colossale artefatto capace di incanalare l’energia del Sole di Mana e deviarla altrove, salvando così il territorio dalla distruzione. Tuttavia, per attivare la macchina sarebbe stato necessario un quantitativo immenso di cristalli di mana, più di quanti l’intero impero potesse offrire.
Fu allora che il più grande guerriero di Akhaman, Kae’Zul il Coraggioso, giovane condottiero di straordinaria determinazione, venne inviato con i suoi migliori uomini nel Mare di Stelle, lo spazio extraplanare dove si diceva esistessero terre ricche di cristalli sufficienti a salvare il loro popolo. Niente avrebbe dovuto fermarlo.

I giorni divennero settimane, le settimane mesi, e di Kae’Zul non giunse alcuna notizia. Temendo il peggio ma aggrappandosi alla speranza, i saggi presero un’ulteriore decisione: iniziarono a costruire Arche alimentate dai cristalli rimasti.
Dapprima piccole come casse, destinate a custodire artefatti e conoscenze, esse crebbero fino a divenire vaste come città, santuari contro le radiazioni.
Quando divenne chiaro che l’attesa si sarebbe protratta, giovani scelti tra le diverse culture ed etnie dell’impero furono posti in stasi temporale all’interno delle Arche, pronti a destarsi al ritorno dell’eroe o alla conferma della sua morte. In teoria sarebbero trascorsi pochi anni. Invece Kae’Zul non tornò, né morì, per mille lunghi anni.

Un anno fa, però, qualcosa cambiò: le Arche si riaprirono. Ma il mondo che accolse gli Eredi di Akhaman era irriconoscibile. Tutti coloro che non si erano rifugiati nelle Arche erano periti; nuovi popoli, estranei e diffidenti, abitavano ora la regione, contendendosi risorse scarse in un conflitto incessante.
La superficie era una landa inabitabile, corrosa dal Sole di Mana, e creature colossali, i Titani, nutriti dalle radiazioni stesse, vagavano tra le rovine. Essi devastavano ogni cosa sul loro cammino, e le loro incursioni sotterranee rendevano impossibile una pace duratura.
In questo mondo spezzato e ostile, spetta ora agli Eredi di Akhaman reclamare il proprio passato, comprendere il destino del loro campione perduto e trovare un nuovo posto tra le ombre di un impero che fu.